In occasione del ventennale
la Compagnia Instabile di Montesiro
presenta una commedia dal titolo

I MANEGGI PER MARITARE UNA FIGLIA
di Nicolò Bacigalupo

REGIA DI

Marco Costo Lucco

ATTORI

Stefano (il padre) - Giuseppe Paleari
Giggia (la moglie) - Francesca Arosio
Michele (padre di Carlotta) - Pietro Pirovano
Matilde (la figlia) - Caterina Parise
Colomba (la domenstica) - Mariaelisa Mazzone
Riccardo - Umberto Beretta
Carlotta (figlia di Michele) - Veronica Galante
Venanzio - Giorgio Politti

DIETRO LE QUINTE

Scenografie: Marta Riva, Stefano Paleari,
Marco Riva & company
Coordinatore audio e musiche - Pietro Pozzi

TRAMA

I maneggi per maritare una figlia, è una girandola di trovate comiche attorno ai raggiri della madre Giggia, messi in atto per far sposare la figlia Matilde.
Sopra ogni evento si scaglia la figura del padre Stefano, eternamente in contrasto con la moglie.
La commedia (cavallo di battaglia di Gilberto Govi) è stata portata in scena dalla Compagnia nel 1999: non vuole essere un tentativo di imitare l’ineguagliabile attore genovese, bensì quello di offrire al pubblico una versione diversa, riveduta e corretta,
in occasione del Ventennale della Compagnia (1993-2013)

NICOLO' BACIGALUPO

(Genova 1837-1904) Poeta e drammaturgo italiano. Nato a Genova, studia presso il Collegio degli Scolopi a Savona, dove si appassionò ai classici greci e romani.
Poliglotta, conosceva tedesco, francese, inglese e lo spagnolo, potendo così leggere i maggiori scrittori in lingua originale.
A diciotto anni viene assunto dal Comune di Genova divenendone tesoriere nel 1878.
Molto proficua fu la collaborazione con il giornale satirico genovese "Il Saraceno". Si dedicò per passatempo alle arti figurative e alla recitazione.
La sua fama è legata soprattutto ad alcuni testi teatrali, il più noto dei quali è "I manezzi pe maja na figgia" che furono cavalli di battaglia del celebre attore genovese Gilberto Govi.
Scrisse in dialetto anche poesie (di una certa notorietà i sonetti dedicati alla Riviera Ligure) e tradusse testi latini: talora con intento parodistico (è il caso dell’Eneide), talora invece dimostrando sensibilità e fedeltà all’originale (come nel caso delle Odi di Orazio).